
Quando muore l'ultima luce
ritorni a quel mare
fino ad ieri tuo.
Guardingo arrivi
sino al confine con l'onda,
tu, ormai da troppo straniero
a quel tanto ondeggiare.
Respiri il profumo
di minuscole gocce di sale,
ingoiando il triste sconforto.
Vorresti nascere ancora,
passare di nuovo la mano sul remo
e sentire te
entrare con esso
nel seno d'azzurro.
"Ecco!
il remo ha fatto girandole d'acqua
e tu sei bruno di sole.
Col petto nudo disegni nell'aria
il ritmo di voga.
Adesso la riva è lontana;
le reti gettate hanno formato
giochi di curvi in superficie:
...aspetti la preda".
Così eri.
Ricordi il potente tuo braccio
tirare a secco la barca.
Mai più saprai
il sapore del mare sulla tua pelle.
Adesso
solo quel vago ricordo
rubato ogni sera, ti lega
al cospetto del mare.
1 commento:
Molto bella questa immagine...chissà perchè mi ha evocato "Il vecchio e il mare" di Hemingway.
Mi piace questa tua capacità di empatia. Hai descritto il pescatore con tutta la carica emotiva che ti ha fatto cogliere i possibili suoi pensieri, nell'ineludibilità del tempo che passa, nel rimpianto dignitoso che costringe a piegarsi al suo trascorrere.
E ne hai fatto poesia.
cri
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